Questo post ha più significati/valori. Da un lato vorrei ricordare Mr.
Richard Wright e in qualche modo ringraziarlo per aver riempito di suono gli anni che ora sono nei miei ricordi, da un altro mi preme iniziare un discorso sui nippofili bloggofili in rete; discorso alquanto trascurato a mio avviso.
Mi sembra che la passione linguistica (e non) per il Giappone generi negli
aficionados aspetti originali e talvolta radicali. Non conosco il motivo ma ho l'impressione che tutti i giudizi su questo o quell'altro aspetto siano senza mezze misure, unilaterali e conditi di poco senso critico. Sia il motivo l'innata caratteristica giapponese di riuscire a tenere tutto nascosto barricandosi dietro palizzate di 内 al di fuori della quali lasciare il nostro 外, sia il motivo la mai morta caratteristica italiana a considerare tutto ciò che viene da fuori come endemicamente migliore, ma nelle descrizioni e considerazioni su aspetti anche minimi gli aggettivi sono sempre superlativi, poco ponderati.
Il tono di tutto mi sembra sempre inevitabilmente infantile e zuccheroso come sembrano esserlo i fan di manga e di anime persi nei loro sogni di carta illustrata, parziale con poco valore come lo è sprecare tempo nell'esaltare le tavolette autopulenti riscaldate dei water (e ne ho visti non pochi di post così).
Insomma dietro una apparente apertura c'è forse un "noi"-centrismo insinuante che esalta le differenze con "loro": il Giappone è sempre il nostro eterno parco giochi, perennemente lindo Disneyworld con Topolino
kawaii dagli occhi a mandorla.
Se "criticare" vuol dire giudicare allora è una critica, e quindi un giudizio, che è quasi sempre assente; è come se le caterve di nippo-bloggofili fossero ancora nient'altro che bambini troppo cresciuti che continuamente assistono ad occhi aperti, come nella marcia assillante di
Paprika, al loro personale manga materializzatosi. Come se guardando le italiche brutture di Alitalia-"Gomorra"-recessione avessimo bisogno di poter ancora sperare che un posto apparentemente "pulito" esista, che biglietti (e in questo caso biglietti aerei) per il nostro Gardaland oltreoceano siano sempre a disposizione. Senza andare tanto a sottilizzare su Yasukuni-Nankino-"uno dei tassi più alti di suicidi tra nazioni industrializzate"-地下鉄サリン事件-yakuza nipponici e che dopotutto "ognuno ha i suoi problemi".
Eppure non sarebbe intellettualmente più onesto cercare anche i lati oscuri di questa nazione? Come magnificamente epresso dallo juventino Mughini a proposito dell'
affaire Moggi: "Se ami davvero una donna, continui a stare con lei anche dopo aver scoperto che è una troia". Troppo facile starci assieme altrimenti.
Forse chi studia tedesco tende a diventare filo-tedesco e lo stesso chi studia francese, più "realista del Re" in qualche modo. Tende cioè a fare proprie le nazionali idiosincrasie e comportamenti cronicizzati. Sono l'unico a essersi scoperto, forse ancora in tempo, vagamente anti-cinese e anti-coreano di riflesso, ad arrivare ad amare il natto (io che storco il naso per la trippa) ed emozionarsi per delle foglie rosse o petali di ciliegio, purché siano nipponiche?
Eppure sotto sotto sappiamo che un posto del genere in realtà non esiste se non nei nostri intimi desideri o, mettendo la questione al positivo, che qualsiasi posto può diventare un parco giochi del genere.
Ma cosa è la passione se non l'umana inclinazione a porre il cuore oltre il ragionamento e quindi non c'è da meravigliarsi né scandalizzarsi: forse è un bene avere dentro di sé un posto così.
Ci sono quindi ancora
storie delle quali commuoversi.
Forse perché chi ha passione è dopotutto nient'altro che un uomo che cerca di sperare più fortemente di quanto ragioni.